Considerazioni su ciò che comporta sposare un prete

 

Carissima amica,

ho letto le tue considerazioni sulla "benedetta" dispensa; la cosa attualmente funziona cosi'; la cosa e' competenza riservata alla Santa Sede, ossia alla curia di Roma che attualmente ha la prassi di non darla prima dei quarant'anni di eta' o dei dieci anni di causa, salvo particolarissime eccezioni, di solito dovute a santi protettori in Vaticano...

Motivazioni? Ufficialmente la possibilita' di un ripensamento del prete, di fatto nella maggior parte dei casi, lo dico purtroppo con cognizione di causa essendo divenuto mio malgrado un giurista canonico, avendo dovuto seguire alcuni casi, uno spirito vendicativo assai poco comprensibile nei riguardi di persone, preti, religiose e religiosi, che per tanti anni hanno magari servito fedelmente e con il massimo zelo una Chiesa che si proclama loro madre.

Se vi sposaste civilmente senza la dispensa lui sarebbe scomunicato latae sententiae, il matrimonio per la chiesa sarebbe semplicemente "attentato" (senza alcuna validita'") e tu... non so; il codice di diritto canonico non prevede niente di specifico (le donne contano poco in quel testo!); saresti io credo comunque considerata fuori dalla comunita' ed esclusa dai sacramenti come una persona che vive in stato irregolare (visto che per i cattolici che si sposano la chiesa prevede l'obbligo della forma canonica che nel vostro caso sarebbe impossibile).

Personalmente ho scelto di non chiedere alcuna dispensa perche', come ho gia' scritto in questo sito ed altrove, non ritengo di dover chiedere ad alcuna autorita' ecclesiastica il permesso di vivere i doni che il Signore mi ha fatto, l'amore per la Parola Dio, la voglia di vivere il servizio ai fratelli, la gioia di essere unito tutta la vita con Daniela, con la donna che amo.

Anche perche', nel mio caso specifico, per ottenere la dispensa dovrei sottopormi ad un processo in cui dovrei dichiarare il falso, perche' nessuno mi ha costretto a salire sull'altare il 16 maggio 1992, perche' conoscevo benissimo (ero insegnante in Seminario e laureato in Utroque Iure) la dottrina cattolica relativa al celibato obbligatorio, semplicemente la ritenevo e la ritengo ingiusta ed ingiustificata e non ero intenzionato a lasciarmene condizionare (e bada che i miei cosiddetti superiori lo sapevano...); perche' dovrei firmare l'impegno di cui parli sapendo che contiene una serie di condizioni assurde e che non sarei mai pronto a soddisfare; a propostio, non e' uno scherzo, le condizioni sono proprio quelle che elenchi nella tua lettera.

Ho scelto di sposarmi solo civilmente con Daniela, perche' ci amiamo e ci siamo comunque sposati cristianamente, impegnandoci reciprocamente alla fedelta, all'indissolubilita' ed all'apertura alla vita; ed ho scelto di iniziare ad impegnarmi in una chiesa cristiana evangelica, dove non mi chiedono certificati di sorta, ma solo la coerenza del mio impegno cristiano. Sono stato comunque fortunato, avevo una professionalita' lavorativa (ero prima e sono tuttora uno specialista di informatica) che ho potuto far valere, e la chiesa di Roma, nella persona del cardinal Ruini, mi ha comunque dato un aiuto economico sotto forma di borsa di studio (ma non ero ancora sposato...) per i primi tempi, quando avevo appena lasciato l'esercizio del ministero.

Hai tutta la mia solidarieta' e, sono sicura, quella di mia moglie Daniela; puoi continuare a contattarci, se vuoi, tramite il sito o scrivendoci direttamente:

Un abbraccio

 

Luca Zacchi

 

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