Intervento di Paolo Falcone a Le Invasioni barbariche
(17 marzo 2006)

 

"Ho 93 anni e la mia fede si pone sempre più domande". Così ha scritto il frate francese e amico dei poveri Abbé Pierre che nel suo ultimo libro quale confessa di aver infranto il voto di castità. E se si pone delle domande lui, figuriamoci noi delle Invasioni barbariche...
Accantonando gli episodi boccacceschi che hanno interessato Padre Fedele, stasera vogliamo parlare di preti che decidono di abbandonare il ministero per sposarsi.
E abbiamo deciso di confrontarci su questo argomento con:Alessandra Borghese, donna molto credente autrice di due libri che trattano del suo rapporto con la fede; Camilla Baresani, anch'essa scrittrice, ma non credente; Paolo Falcone, 42 anni, prete dal 1988 al 1997, sposato nel 2002 e Maria Bonafede, ministro assoluto della Chiesa Valdese.

Paolo Falcone, devo chiamarla ancora don?
"Certo: secondo il canone 277 del Diritto Canonico una volta diventati preti lo si è per tutta la vita. Io sono sacerdote in quanto battezzato, esattamente come tutti i cattolici, concetto ribadito anche dal Concilio Vaticano II".

Perché ha lasciato il ministero?
"Ad un certo punto della mia vita ho scoperto la mia solitudine".

Alessandra Borghese interviene subito: "Mi scusi, ma lei sta svilendo un sacramento. E il sacerdozio, oltre a essere un sacramento, è un atto pubblico e sociale esattamente come il matrimonio".
Precisa Maria Bonafede: "Certo, il sacerdozio così come lo intende Falcone è proprio più della religione protestante che di quella cattolica: secondo la prima infatti il diritto di professare e diffondere la parola di Cristo è concesso ad ogni uomo e non solo ai preti, come invece accade nella seconda. E' vero però che quest'ultima visione più ampia del sacerdozio è stato accettata anche dal Concilio Vaticano II".

Falcone, ci parli meglio della sua esperienza: la sua scelta è stata difficile? Qualcuno ha cercato di trattenerla?

"Beh sì, ho fatto tre anni di esercizi spirituali, senza una compagna che mi aiutasse in questa operazione di limatura...Mi spiego: le donne per i preti sono delle lime, impreziosiscono ma sgrossano anche molto...Gli uomini sono più grezzi, sono meno profondi e sensibili delle donne, e quindi necessitano di una lima che li aiuti in questa operazione".

Torniamo al suo percorso...
"Sono partito dalla convinzione che le persone agiscano mosse da quattro "s": sesso, simpatia, serenità, e soprattutto, la più importante, la socialità. Grazie a queste quattro ruote motrici ho scoperto nuove dimensioni della vita che prima mi mancavano. La mia riflessione nasce inoltre da una verso delle Scritture: "Poi il signore Dio disse: non è bene che l'uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile".

Alessandra Borghese ancora una volta non è d'accordo con Paolo: "Falcone è un ragazzo molto carino che ha parlato di tanti argomenti con sentimento. Mi sembra però che sia confuso. Il celibato non deve essere inteso solo come una rinuncia al sesso: essere preti significa donarsi agli altri e rappresentare Gesù Cristo. Deve essere una vocazione. Diamo onore a tutti i preti che fanno il loro mestiere con dignità. La realtà è che Falcone non è più un prete, ma solo un uomo che rende felice sua moglie (o almeno così spero!)".

Puntale interviene la Bonafede: "Io credo invece che si possa servire il Signore pur avendo una vita normale".

Camilla Baresani, lei è favorevole ai matrimoni dei preti?
"Sostanzialmente sono contraria dal momento che, non essendo credente, non posso ficcare il naso nelle faccende della Chiesa. Mi sembra insensato però permettere ai preti di sposarsi. La loro vocazione dovrebbe essere un gesto quasi eroico affinché sia di esempio alla comunità di fedeli. Chi si mischia invece con i problemi della vita comune e magari ha una moglie che gli fa le corna e ha gli stessi problemi di tutti, rischia a quel punto di non essere più un esempio per gli altri".
Falcone: "La figura del prete, come indica la parola stessa, è un ministro, un servitore. La sua autorevolezza dipende più dal suo tirarsi su le maniche e aiutare le persone in modo concreto".

Falcone, ma l'ascesi dove la mettiamo?
"Mi scusi, ma anche con una moglie ci può essere ascesi. La stessa cosa con due bambini. Condividere con un'altra persona la quotidianità significa cercare di amare. E il mio amico Gesù diceva: l'amore si dimostra con i fatti e non con le chiacchiere".

Alessandra Borghese di fronte a questa affermazione non ci sta: "Mi sembra che per Falcone tutto debba venire incontro ai suoi desideri, mentre dovremmo essere noi ad andare incontro alla Chiesa".

Ma allora, Borghese, secondo lei un prete o una suora che lascia il convento è un fallito?
"Assolutamente no: chi si accorge di aver sbagliato strada e coerentemente cambia direzione ha tutto il mio rispetto. Però questa inversione di rotta deve essere vera, sentita e sincera Il cristianesimo necessita di un amore grande - lo dice anche Benedetto XVI nella sua prima enciclica: alziamo lo sguardo e non guardiamo solo dove calpestiamo".

Baresani, insomma faccia valere un po' il suo essere non credente...
"Io non condivido i valori sessuofobici e di castità della chiesa. Ritengo però che nel momento in cui si concede ai preti la possibilità di sposarsi e divorziare, questi diventino un esempio negativo. Inoltre è giusto che una persona investita di una missione così importante si concentri pienamente su di essa".

Ribatte la Bonafede: "Chi è alla guida di una comunità religiosa non deve per forza avere una vita diversa ed essere distaccata dai problemi quotidiani. Non vedo perché questi due aspetti debano essere in contrasto...".

Esistono poi casi come quello di Valeria, raccontato da Alina Marazzi nel documentario "Per Sempre": "Avevo 21 anni lavoravo e studiavo marketing. Ho lasciato il lavoro e con i soldi della liquidazione mi sono comprata un biglietto per andare in Brasile a fare la missionaria. Per sette anni non c'è stato mai anche un solo momento in cui abbia dubitato della scelta fatta: ho sempre desiderato solo quello, nonostante mi ripetessi che poteva essere un'illusione. La vita monastica, la povertà, l'obbedienza: se questo è il prezzo per diventare una persona in grado di volere bene e farsi volere bene, io sono disposta a giocare con queste regole".
Commenta Alessandra Borghese: "Ho visto il documentario e mi è piaciuto molto. Sappiamo che questa ragazza poi lascerà il convento. Bisogna quindi porsi una domanda fondamentale: cercava se stessa o Dio?"

Ribatte Falcone: "Io credo invece che una cosa non escluda l'altra: cercando Dio si va anche alla ricerca di se stessi".

Bonafede, secondo lei Falcone è un eretico?
"Non credo. Però dice le cose con un'aria così scanzonata che diventa difficile ascoltarlo. Ognuno deve fare delle scelte in modo consapevole: la sessualità è un dono di Dio e la si può vivere in tanti modi, mentre il celibato toglie la possibilità di essere liberi e di scegliere in quanto uomini. Una vita familiare non impedisce di servire il Signore e la comunità dei credenti".

Controbatte Alessandra Borghese: "Vorrei ripeterlo: il celibato non è una castrazione o un divieto, è una scelta!".

L'ultima parola va a Camilla Baresani: "Vorrei fare un paragone con la psicanalisi, che è diventata oggi il succedaneo della religione e che molti hanno trovato in essa quello che un tempo cercavano nella confessione. Esattamente come uno psicanalista alcolizzato o con dei problemi non è una persona autorevole cui fare riferimento, così non andrei a confessarmi da un prete con cinque matrimoni alle spalle.

 

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