Lettera aperta al nuovo Papa
(aprile 2005)

Caro confratello in Cristo, ancora non conosciamo il Tuo nome, lo Spirito Santo però Ti ha già scelto per esercitare, in nome di Cristo, il ministero di Pietro a servizio della Chiesa come “Servus servorum Dei”.

Anche noi, grazie al Battesimo, siamo servi di Dio. Un giorno poi un Vescovo, a nome di Cristo e della Chiesa, ci ha imposto le mani e consacrati preti per sempre. Ci siamo impegnati in cura d’anime fino al giorno in cui, per seguire un’altra vocazione, ci siamo sposati. A causa di ciò ci fu interdetto, nostro malgrado, di continuare ad esercitare il ministero.

Dio però è fedele alla Sua parola e non si pente delle Sue scelte e perciò continua a chiamarci sia come preti che come sposati al Suo servizio. Questo avveniva già nella Chiesa primitiva e questa è tuttora la prassi nella Chiesa Cattolica Orientale ed a ciò fa esplicito riferimento il Concilio nel decreto Presbyterorum Ordinis Nr 16.

Sappiamo quanto grandi siano le aspettative poste da molti nel Tuo futuro Pontificato. In questo mondo globalizzato, pieno d’odio tra i popoli ed addirittura tra religioni, s’impone la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà.

Siamo tutti nella stessa barca e anche su quella di Pietro nessuno è superfluo. Mentre in questi ultimi decenni i cattolici nel mondo sono aumentati i preti sono diminuiti in numero notevole e la metà di questi ha più di 60 anni. Moltissime comunità di credenti non dispongono di un pastore per l’Eucarestia.

Questo fatto non può essere voluto da Dio. E’ giunto perciò il momento di rivedere le prescrizioni di ammissione al Presbiterato secondo quella che è stata la prassi della Chiesa primitica. Il celibato è e deve essere una libera scelta per chi ha ricevuto da Dio questo dono e non una condizione imprescindibile per diventare preti. Dio infatti chiama al Presbiterato anche gli sposati e ciò non solo nella Chiesa dei primi ma  anche in quella Orientale ed Occidentale dei nostri giorni.

Molti di noi preti sposati (saremo circa 80.000 nel mondo) siamo disposti, sotto certe condizionim ad esercitare un ministero.

Noi, gli “spretati” di ieri, siamo probabilmente i precursori di un nuovo domani, di certo un “segno dei tempi”

Siamo molti i fedeli che si attendono da Te in gesto profetico di riconoscerlo di accettarlo e poter così rivivere quella brezza salutare dello Spirito come accade con l’indizione del Vaticano II voluta dal Tuo santo predecessore Giovanni XXIII.

Caro futuro Papa, fa sì che ancora oggi possiamo sperimentare il soffio rinnovatore dello spirito.

Donaci un segno di Speranza.

Conduci le “navicelle di Pietro” verso “cieli nuovi e terra nuova”.

Dio e la Storia Te ne saranno riconoscenti.

ASSOCIAZIONE DEI PRETI SPOSATI E LORO FAMIGLIE.
GRUPPO MEMBRO DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI PRETI SPOSATI.