Presentazione di Vocatio su Repubblica
(29 agosto 1998)

 

La gerarchia ecclesiastica non approva, ma sono migliaia i preti sposati in Italia. Un fenomeno che spaventa la Chiesa, che deve fare i conti con il grave problema della carenza dei sacerdoti, e che preferisce non divulgare notizie in proposito. Ma gli ex-preti con a fianco le loro mogli si sono uniti da tempo in un'associazione, che ha debuttato poche settimane fa su Internet. "Una necessità quella di sbarcare in Rete" racconta il gestore del sito, Ankhit "perché è l'unico mezzo che permette di esprimere liberamente le proprie opinioni, rivolgendosi al mondo intero".

È così che è nata Vocatio, la versione online dell'Associazione Italiana Preti Sposati, con il preciso scopo di "entrare in comunicazione con tutti coloro che vogliono rinnovare la Chiesa Cattolica, seguendo le istanze innovatrici del Concilio Vaticano Secondo". Una sfida al potere ecclesiastico, che però sembra non reagire in alcun modo. "Per ora non possono bloccarci" racconta il webmaster "e, pur avendo diffuso la notizia della nascita del sito oltre ai quotidiani, radio e tv su Internet, ci siamo premuniti di avvisare anche l'Osservatore romano, la Cei e i siti cattolici italiani. Ma, come era prevedibile, non abbiamo ottenuto risposta. L'atteggiamento del Vaticano quando i mass media parlano del nostro 'problema' è infatti quello di coprire le notizie, cercando di mettere tutto a tacere il prima possibile".

Dal 7 luglio Vocatio è in linea con la rivista dell'associazione Sulla strada, indirizzi Internet, statistiche sul movimento dei preti sposati, novità e quel poco che c'è in italiano sull'argomento. Il sito ha anche una versione in inglese (Italian Association of Married Priests), raggiungendo così le numerose associazioni presenti in Rete. "Abbiamo ricevuto moltissimi messagi di solidarietà e sostegno da parte dei movimenti soprattutto americani, dove il fenomeno è più approfondito e accettato" prosegue il gestore "creando uno scambio di informazioni da parte di chi tenta di cambiare le cose".

L'ideatore del progetto è l'ex parroco di un paesino sul Lago Maggiore, Lorenzo Maestri, che ha trovato la disponibilità di un "tecnico" che ha realizzato il sito, anche lui un prete sposato, che però preferisce rimanere anonimo. Come la maggior parte dei casi, anche il suo matrimonio ha infatti una storia drammatica alle spalle: "Ero missionario itinerante, e ho lasciato quattro anni fa. Mi sono subito sposato civilmente, e ho adottato due gemelli indiani. Ho fatto anche richiesta di dispensa, ma è stato più facile adottare i bambini che ottenere una risposta dal Vaticano, e sto ancora aspettando". Ottenere la dispensa vuol dire affrontare un processo canonico: "Sono disposto a tutto, pur di non dover affermare falsità. Solo questa è la mia paura". Anche se molto più giovane di Lorenzo Maestri, ha incontrato le stesse difficoltà abbandonando il sacerdozio. "Noi siamo però un'altra generazione, abbiamo altri mezzi per affrontarle, anche se siamo emarginati e bloccati ogni volta che tentiamo di far sentire la nostra voce" racconta ancora Ankhit "ma Internet ci permette una libertà totale di comunicazione. È un mezzo potente, ancora non troppo diffuso in Italia, ma è solo questione di tempo. Solo lì circolano idee e novità dificilmente reperibili dalla stampa tradizionale". 

L'associazione Vocatio ha sedi in tutta Italia, ma quella principale è a Roma, all'ombra della basilica di san Paolo, in via Ostiense. Il sito, oltre a voler sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione preti sposati nella Chiesa cattolica, si offre anche come spunto di discussione, con proposte e segnalazioni. Come per esempio l'iniziativa "Rent a priest - Affitta un prete", diffusa negli Stati Uniti, in Canada e in Germania. "È un'organizzazione che ho scoperto navigando in Rete" spiega il webmaster "che pubblica un elenco di preti sposati che si mettono a disposizione di parrocchie o comunità senza prete che vogliono e accettano il loro servizio. È una risposta alla carenza di sacerdoti che costringe a chiudere parrocchie e ad abbandonare a se stesse molte comunità. Vengono così impiegate forze preziose che la gerarchia relegherebbe altrimenti nella inattività pastorale. Non sarebbe possibile anche in Italia un simile servizio?".

"Facciamo quello che possiamo" conclude Ankhit "abbiamo pochissimi mezzi e ancor meno soldi perché purtroppo noi preti sposati siamo tutti messi male economicamente. Io per fortuna avevo una laurea in ingegneria, e quindi ho trovato facilmente un lavoro, tra i computer. E ho approfittato delle vacanze estive per mettere in piedi il sito, che già ci ha dato molte soddisfazioni".