Perchè faccio parte di Vocatio
(testimonianza di Giuseppe Zanon, dicembre 2004)
 

Perchè faccio parte della associazione di preti sposati Vocatio?

Prima di spiegarlo,vorrei fare una premessa che ritengo indispensabile per capire le motivazioni di fondo che mi animano: io non sono il risentito che porta avanti una critica pregiudiziale alla Chiesa, quasi a rivalsa delle sofferenze subite nella esclusione  dall'esercizio del ministero presbiterale.

No, perchè questo non sarebbe l'atteggiamento di un vero cristiano e poi perchè io sono uno che guarda avanti e che vuol vivere a pieno la propria vita, nelle infinite possibilità che essa ci offre. E vivo normalmente da sposato, da cristiano, da pensionato, da impegnato nel volontariato.

Da sposato, con Daniela, alle prese con la realtà di tutti gli sposati, fatta di momenti felici e meno felici. Con una condivisione di fondo dei valori umani e cristiani e di impegno per gli altri.

Da cristiano, che con la preghiera e i sacramenti alimenta la sua vita religiosa e si sforza di vivere con fedeltà e coerenza il messaggio evangelico.

Sono attualmente nella redazione del bollettino parrocchiale e in ottimi rapporti di stima e di collaborazione con il mio parroco, nonchè con i Padri Carmelitani che mi hanno educato e portato fino al sacerdozio e ai quali dovrò sempre riconoscenza.

Il fatto che io sia impegnato in Vocatio, con il suo spirito di apertura e di dialogo, mi ha aiutato, un mese fa, ad organizzare un'agape fraterna con l’attuale Superiore Provinciale veneto e quattro compagni di seminario, anch’essi preti sposati.

Da pensionato, dopo 35 anni di insegnamento nella scuola media statale, dove ho cercato sempre di essere non il professore cattedratico ma il fratello maggiore, compagno di vita e di impegno.

Da impegnato nel volontariato, dove continuo ad occuparmi di ragazzi dai sei ai diciassette anni che praticano il calcio, come responsabile della parte burocratica ed educativa. Sono ben 130 e quando le problematiche di Vocatio mi coinvolgono troppo, ci pensano loro a farmi rientrare, con la loro perenne voglia di ridere, di fare scherzi, di scansare le fatiche degli allenamenti!

Perché in Vocatio allora?

Perché fra le varie associazioni che portano avanti la causa dei preti sposati, aperto e simpatizzante verso tutte, scelgo Vocatio che ha una linea di fondo né clericale, né anticlericale. Non è clericale perché non sta a coltivare inutili nostalgie del passato, rimpiangendo la mano alzata per benedire e dimenticando magari un concreto impegno cristiano, sfruttando i doni che il buon Dio ci ha dato. Non è facile questo passaggio perché è  difficile anche per i preti sposati 'convertirsi' al cristianesimo!

Non è anticlericale perché la critica alla attuale gerarchia non è fine a se stessa ma un tentativo di dialogo, partendo dalla propria esperienza vissuta per arrivare insieme al rinnovamento della Chiesa, secondo le istanze del Vangelo, del Vaticano II, e della mentalità degli uomini d’oggi. Sempre distinguendo bene la Santa Madre Chiesa che ti parla di Dio, padre di tutti gli uomini e di Cristo, fratello maggiore che ti viene incontro con la verità del Vangelo e la grazia dei sacramenti, dalla attuale gerarchia cattolica che è fatta di uomini, soggetti anch’essi agli errori. Una Chiesa che quindi va aiutata nella sua azione pastorale ad essere fedele ai suoi compiti e ai suoi doveri, per non dover essere obbligata un giorno a chiedere perdono per gli errori commessi in precedenza.

In particolare, mi interessa la questione del celibato obbligatorio per i sacerdoti di rito cattolico, perché appare chiaro oggi che una imposizione canonica non ha motivo di esistere, quando essa comporta palesi contraddizioni al messaggio evangelico. La Chiesa di oggi per continuare con credibilità ad essere “Mater et Magistra” (secondo la bella definizione di papa Giovanni), deve affrontare la questione con coraggio.

Se il 20% dei preti fa fatica ad osservare il celibato e ricorre spesso a compromessi per sopravvivere e travolge altre persone nella sua crisi e i fedeli sanno tutto questo, come è possibile fingere di non accorgersi di quanto avviene? Tutti sanno del suo alto valore religioso nella Chiesa Cattolica, ma tutti sanno anche che così è solo per chi il celibato lo vive per scelta e con convinzione, come carisma dato dal Signore per la sua Chiesa. Non così invece per chi lo subisce come imposizione e clausola per il sacerdozio, per chi si sta a macerare indebitamente tra i tormenti della coscienza e le legittime aspirazioni della natura umana e dell’amore.

Se si pensa poi che sarebbero proprio il matrimonio e la donna, così tanto esaltati dalla Chiesa attuale, a creare i presupposti di questa contraddizione! Sarebbero loro ad impedire la missione del prete di accompagnare gli uomini e le donne nel loro cammino verso Dio?

Si legga “Celibato - Dono, non obbligo” di Vogels e si avranno pacate ed approfondite delucidazioni sull’argomento, con l’osservazione finale che i tempi stanno cambiando e vanno maturando convinzioni nuove.

Sugli 80.000 sacerdoti circa, che hanno lasciato il ministero in questi ultimi decenni, 20.000 riprenderebbero volentieri il ministero presbiterale se la Chiesa si aprisse alla possibilità indicata da Cristo stesso di un celibato facoltativo per i suoi sacerdoti. Una decisione coraggiosa ,certo, ma una scelta sempre in linea con il messaggio evangelico

Impegnarsi in Vocatio non vuol dire andare contro qualcuno, vuol dire camminare nella Chiesa che è sempre in cammino e che ha bisogno di cristiani che camminano con lei  e, possibilmente, non solo con le proprie gambe ma anche con  la propria testa e con il proprio cuore.

Un’altra causa che mi interessa particolarmente e che mi impegna è quella di portare aiuto, in qualche modo, ai preti che hanno lasciato il ministero, specialmente se da poco.

Questi si trovano in difficoltà di ogni genere, dalle economiche (lavoro, casa, pensione,..) a quelle umane (perdita del ruolo e della posizione sociale), con addosso lo shock dell’ex  e conseguente disorientamento spirituale.

Hanno bisogno di una parola di autentica comprensione (non di commiserazione bigotta), di aiuto fraterno e cristiano, di una chiacchierata con chi ci è passato per esperienza personale ed ha provato sulla propria pelle quello che si sente in quelle situazioni.

A questo proposito, è nata proprio quest’anno l’associazione “CHIF- Liberi e Solidali” con l’intento di aiutare preti e suore che hanno lasciato lo stato religioso e  versano in qualche difficoltà. Un bel gruppo di preti sposati  e di laici, si sono ritrovati questa estate a Staffora (Pavia) ed hanno dato vita a questo progetto, già operante negli USA

Superando ogni divisione ideologica e andando diretti alla persona, ci si accorge di fare veramente qualcosa di bello quando si aiuta il con-fratello e la con-sorella a recuperare fiducia nella vita, in Cristo fratello, in Dio padre.

Anche qui, nella collaborazione più possibile con la Chiesa e secondo le belle parole del nostro più illustre compagno Leonardo Boff: “Aiutiamo la Chiesa istituzionale ad essere più evangelica, compassionevole, umana e impegnata per la libertà dei figli e delle figlie di Dio”.

Così si prepara un tempo futuro in cui avranno piena attuazione le parole di Gesù:“…nella casa del del Padre mio, molte sono le mansioni…”. Ed ogni cristiano ed ogni sacerdote, felice nella propria mansione, dovrà preoccuparsi solo di credere e di amare, lì dove si troverà.

Giuseppe Zanon